categoria:personaggi, caro diario, storie quasi vere
E' un luogo comune supportato da molti che il lunedì sia il giorno più brutto della settimana. Lo dicono perché con il lunedì si archivia il weekend e si ricomincia una dura, noiosa, settimana di lavoro. Io non sottovaluterei però la negatività della domenica. La domenica infatti è una giornata a metà, in cui generalmente ti svegli tardissimo e ancora stordito dai bagordi della notte precedente. Ci sarebbe il famigerato ‘pranzo della domenica’, in famiglia o fuori con gli amici, ma ti attanaglia il mal di testa e a quell’ora vorresti al massimo fare colazione con un litro di caffè. Il tempo di connettere ed è l’ora del campionato: è questo decisamente il momento clou della giornata, forse sella settimana intera, quello in cui sfoghi tutta l’ansia e la rabbia repressa nei sette giorni precedenti. E’ qui, inoltre, che la domenica è pienamente domenica. Poi però l’arbitro fischia, e al novantesimo ti ritrovi ad aver superato il guado: la domenica è quasi finita, e già sei lì ad angosciarti al pensiero del mattino seguente, all’idea del ritorno in ufficio. Impegni le tue ultime ore di libertà chiudendoti in un cinema con la fidanzata, e anche se il film non ti piace speri non finisca mai, perché sono i titoli di coda a spedirti definitivamente nell’incubo del giorno dopo.
Che poi non è vero che il giorno della laurea è stato “il più brutto della sua vita”. Così come non è vero che è stato lui a rimanere sempre immobile mentre il mondo gli cambiava intorno. Ecco, forse la definizione più giusta è che Nando è sembrato rimanere immobile mentre il mondo intorno a lui lo cambiava. Quel cambiamento impercettibile che portano con sé i ragazzi man mano che diventano adulti, Nando lo ha compiuto davvero: passivamente magari, ma lo ha compiuto. La prova sta sempre in quel gerundio del suo nome, quel Nando che fa pensare a qualcosa di transeunte. Qualcosa che passa e si trasforma, anche senza fare nulla: è il ciclo della vita che fa sì che tutto cresca, si modifichi, invecchi e poi muoia in base a una sola premessa: Essendo nato. Insomma, ci siete cascati: Nando non è Bart Simpson né tantomeno Dylan Dog. E’ vivo e ha desideri, paure, rabbie, speranze: solo che non è ancora riuscito a uscire dal fumetto e a scrivere quella storia che qualcun altro sta scrivendo per lui. Non è ancora riuscito a ribellarsi al proprio destino (e non è detto che lo farà mai).
A volte a trent’anni quello che prima ti pareva enorme inizi a vederlo più stretto. A Nando succedeva anche da bambino, quando tornava a casa dopo un mese di vacanza al mare: le stanze gli sembravano più piccole di come le ricordava, i soffitti più bassi, le porte più strette, il letto più corto. Poi, dopo qualche giorno, l’effetto passava e tutto riassumeva le proporzioni di sempre. Era questione d’abitudine, col ritorno dagli spazi aperti del mare a quelli angusti della casa, oppure Nando era cresciuto di qualche centimetro durante l’estate e doveva ritrovare un nuovo rapporto con le cose intorno.
Ma a trent’anni no. A trent’anni non cresci più e non vai in vacanza per un mese, quindi se casa ti comincia a stare stretta è perché a volte non ci stai bene. E’ perché siete in troppi. E’ perché, semplicemente, forse è arrivato il momento di andare.
“Indecisione, ecco cos’era” penso dopo aver constatato che la mia pagina di facebook era rimasta desolatamente vuota.
“Quella cosa che mi ha sempre spinto a non fare, che mi ha impedito di contraccambiare gli sguardi e l’interesse delle donne che mi volevano, sebbene in certi momenti lo volessi tanto anch’io; quella cosa era l’indecisione”.
Ripenso alle parole che ho appena pensato. “Spinto a non fare…anche questo girare sempre intorno alle parole, prendere la strada più lunga per rendere più indolore l’approdo a un qualsiasi concetto…Diciamo pure bloccato. Imbambolato, fregato. Non sono mai stato una persona decisa e di polso, ecco la verità. Forse è arrivato davvero il momento di cambiare. Di prendere in pugno le situazioni. Di affrontare i problemi e le persone senza abbassare gli occhi”.
Per esempio, c’era da annunciare agli amici che non ci sarebbero state donne alla festa. Semmai ci sarà, una festa, perché a questo punto non so più come comportarmi. “Beh, sarà meglio andare intanto. Durante il tragitto prenderò una decisione, e questa volta sarà irrevocabile”. Spengo il computer, infilo il cappello a pon pon ed esco di casa chiudendomi con forza la porta alle spalle.
Duemila anni fa, ad esempio, nel cielo della Palestina brillava la stella cometa che indicava la strada verso la casa di Cristo venuto a salvare tante vite umane. Oggi invece brillano le bombe di Israele che distruggono le strade e le case dei poveri Cristi, venute a uccidere tante vite umane.
E’ il progresso, baby.
Pensò che il modo migliore per recuperare contatti e terreno perduto con tutte le potenziali donne della sua vita fosse senz’altro quel sito tanto in voga che molti usavano effettivamente all’uopo. Facebook, si chiamava, o qualcosa del genere: Nando all’inizio lo aveva snobbato con supponenza, alla fine però si era dovuto ricredere. Del resto, protetto da uno schermo e con la possibilità di pensare alle parole giuste da dire prima di scriverle, Nando si sentiva spesso molto più brillante che nella versione live, in cui a brillare non erano che timidezza e impaccio.
MILANO — Il più grande e più costoso acceleratore del mondo costruito al Cern di Ginevra per decifrare la natura dell’Universo potrebbe non entrare in funzione nei mesi prossimi come stabilito per uno strano caso giudiziario nato, addirittura, alle Hawaii. Qui, due signori, Walter L.Wagner e Luis Sancho, hanno presentato un ricorso contro la supermacchina europea sostenendo che gli esperimenti immaginati «potrebbero creare un buco nero capace di mangiarsi la Terra e forse l’intero Universo». L’accusa è pesante. La Federal District Court di Honolulu, che non poteva ignorare l’esposto, ha avviato il 21 marzo il procedimento fissando un primo incontro con le parti il 16 giugno prossimo.
(Corriere della Sera)
Nando ovviamente ha paura. Non vuole finire la sua vita mangiato da un buco nero: finora si è lasciato prendere da un vortice d’inedia, è vero, ma non può essere un autoscontro di particelle impazzite a portarlo via. Ha tante cose che non deve ancora fare, tanti posti che non deve ancora vedere, troppe persone che non deve ancora conoscere.